Torna a "Promesse Elettorali di Roberto Maroni"
Roberto Maroni
Presidente Regione Lombardia

Attività produttive e occupazione

Crescita e sviluppo della Lombardia

  • Estendere la “revoca dei contributi a chi delocalizza” anche alle misure di Regione Lombardia cofinanziate dall’Unione Europea;
  • Far sì che la nuova società che nascerà dalla fusione tra Finlombarda e Cestec possa svolgere un’attività alternativa a quella degli istituti bancari e non solamente complementare;
  • Istituire una “Agenzia Regionale dell’Economia”, che svolga una opera di controllo e di coordinamento strategico a più livelli. […] Tale agenzia si dovrà occupare di: paragonare e valutare le condizioni di concessione dei crediti dei vari istituti bancari, riscontrando le eventuali anomalie; raccogliere le segnalazioni di casi concorrenza sleale che colpiscono le aziende lombarde […] eventualmente sollecitare un intervento della Commissione Europea; tutelare la filiera della produzione, attraverso meccanismi di controllo della qualità da introdurre sulla filiera produttiva, promuovendo nei fatti il “MADE IN LOMBARDIA”.
  • Relativamente al Fondo voucher di accompagnamento all’estero delle PMI nei Paesi Extra UE, si ritiene necessario abbassare le soglie minime di spesa e, introdurre un tetto al numero di deleghe conferibili a pochi soggetti;
  • […] continuare a sostenere l’innovazione, in particolare gli incubatori di ricerca, le start-up innovative […] anche attraverso l’utilizzo di Fondi di venture capital ad hoc e la facilitazione del rapporto tra università e imprese;
  • Pensiamo all’introduzione di Bonus fiscali per i primi cinque anni alle imprese avviate dai giovani under 35 e/o lavoratori in cassa integrazione e/o mobilità che vogliono mettersi in proprio;
  • Per quanto riguarda il mondo artigiano vogliamo introdurre incentivi e detrazioni per coloro che assumono giovani under 30 cui trasferire le conoscenze e le esperienze sugli antichi mestieri artigianali a rischio di estinzione;
  • […] estendere l’applicazione dei voucher anche alle reti di impresa;
  • Mettere in pratica i dettami dello Small Business Act, riducendo gli adempimenti amministrativi e burocratici sulle micro e piccole imprese ed agevolando la loro competitività incentivando e valorizzando l’espansione della banda larga ed ultra larga;
  • […] è necessario agevolare i negozi di vicinato, stabilendo nuovi criteri per favorire un corretto equilibrio tra piccole e grandi strutture di vendita in tutto il territorio lombardo. […] Occorre incentivare contestualmente i “centri commerciali naturali”, attraverso un sistema di fidelizzazione territoriale;
  • Sarà opportuno continuare con l’attività di affiancamento e finanziamento alle aziende commerciali e produttive del territorio, proseguendo con le agevolazioni e le misure creditizie per le aziende lombarde che hanno avuto maggior successo: ERGON, ASTER, CREDITO ADESSO E DISTRETTI DEL COMMERCIO. Saranno poi rinnovate le iniziative volte ad agevolare gli start up di impresa con particolare riguardo per i giovani e per le donne;
  • […] Il contrasto alla falsificazione di marchi e prodotti si svolgerà anche tramite la realizzazione di appositi osservatori macroregionali;
  • Incentivare forme di telelavoro;
  • […] implementeremo e rafforzeremo le iniziative volte alla riduzione dei rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori.

Occupazione e mondo del lavoro

  • Si dovrà valorizzare maggiormente la contrattazione di secondo livello, compresi gli accordi di prossimità;
  • Occorrerà rafforzare tutti i progetti che, anche attraverso il coinvolgimento delle parti sociali, promuovano iniziative volte alla ricollocazione di lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali;
  • Valorizzare l’apprendistato formativo […] promuovere l’alternanza scuola-lavoro con strategia sistemica;
  • Creare nuovi Istituti tecnici superiori, in grado di sintetizzare al meglio il rapporto fra cultura scientifica e tecnologica;
  • Garantire la Dote formazione per continuare a formare figure professionali adeguate alle nuove esigenze del mercato del lavoro;
  • Garantire la Dote Lavoro per tutta la vita professionale […] Creazione di un’iniziativa per il reinserimento dei lavoratori over 40;
  • Valorizzare e incentivare le iniziative di welfare aziendale innovative portate avanti dalle imprese, quali la flessibilità, la conciliazione dei tempi di lavoro con la famiglia, l’assistenza sanitaria integrativa;
  • Sostenere con agevolazioni le aziende che attivino programmi per le pari opportunità;
  • Incentivare le imprese che creano nuovi posti di lavoro attraverso un uso premiale della leva fiscale (Irap), in particolare per chi assume giovani e donne;
  • Premiare le PMI che mettano in atto azioni di miglioramento della sicurezza, con la possibilità di defiscalizzazione e decontribuzione dei costi sostenuti da persone e imprese per la formazione e lo sviluppo del capitale umano;
  • Orientare in chiave regionale l’azione di INPS e INAIL; sostenere la creazione di fondi integrativi pensionistici.
Governo
Redazione PCH
Redazione
Redazione, 10/02/2017

Il presidente Roberto Maroni non ha rilasciato commenti per il presente ambito. La redazione Promise Checking resta in attesa di suoi futuri aggiornamenti.

Maggioranza
Stefano Buffagni
consigliere e portavoce del M5S in Regione Lombardia
Nato il 6 settembre 1983 a Milano e laureato in Economia e Management per l’Impresa presso Università Cattolica di Milano. Dottore Commercialista, si occupa di bilanci, valutazioni di aziende, valutazioni di opere pluriennali, start-up, business plan, fiscalità nazionale e internazionale. Eletto consigliere regionale nel 2013, è portavoce del Movimento 5 Stelle in Regione Lombardia e membro delle Commissioni permanenti I e IV.
Nina Celli, 09/06/2017

Impresa: La Giunta Maroni ha deciso di non stanziare più risorse a sostegno degli Accordi per la competitività per il rilancio delle aziende in crisi, previsti dalla legge regionale n. 11 del 2014 ‘Impresa Lombardia’, per puntare su un nuovo strumento, i cosiddetti “Accordi per l’attrattività”, che dovrebbero attrarre investimenti nel territorio regionale attraverso la promozione di nuovi insediamenti produttivi. In realtà, più che un strumento volto a sostenere le imprese in difficoltà e a disincentivare la delocalizzazione, la nuova misura voluta dalla maggioranza sostiene ancora una volta l’ampliamento delle grandi strutture di vendita e la realizzazione di nuove infrastrutture stradali. Insomma, ancora cemento e asfalto di cui la Lombardia non sentiva assolutamente il bisogno!

Ad oggi, peraltro, non è stata istituita alcuna “Agenzia Regionale dell’Economia”. Semmai, con la nuova legge “omnibus” di semplificazione, sono stati eliminati alcuni adempimenti essenziali per l’analisi e la valutazione dell’impatto delle politiche regionali sulle MPMI [micro, piccole e medie imprese, NdR] e sulle misure da attuare per favorirne la crescita e la competitività anche sui mercati internazionali. Inoltre, le misure regionali attivate per l’internazionalizzazione delle imprese devono essere rimodulate per essere veramente efficaci e utili per le piccole aziende con poca o nessuna esperienza nei mercati esteri.

Fra le misure per stimolare l’imprenditoria, la Giunta ha recentemente approvato il Bando relativo alla “Linea Intraprendo”, prevedendo lo stanziamento di 30 milioni di euro per favorire l’imprenditorialità lombarda, mediante l’avvio e il sostegno di nuove iniziative imprenditoriali e di autoimpiego intraprese da MPMI e liberi professionisti. Nella seduta consiliare del 27 luglio 2016 (sessione di bilancio), il Consiglio ha approvato un Ordine del giorno del M5S per impegnare la Giunta ad incrementare di almeno 1 milione di euro la dotazione finanziaria complessiva (30 milioni di euro) prevista nel bando, attraverso l’utilizzo del taglio che si sono imposti i consiglieri regionali del M5S Lombardia. Tuttavia, poco dopo la pubblicazione del bando, la Giunta si è vista costretta a disporre la sospensione dello sportello per esaurimento della dotazione finanziaria. Ad oggi la procedura è ancora sospesa e le risorse stanziate non sono sufficienti a soddisfare le numerosissime domande pervenute!

La nota vicenda che ha recentemente interessato i lavoratori della sede brianzola della società K-Flex S.p.A, la multinazionale che ha deciso arbitrariamente di licenziare tutti i lavoratori per delocalizzare la produzione in Polonia, è solo uno dei tanti esempi che riflette l’assoluta impotenza del governo regionale e, in genere, di tutte le istituzioni di fronte a scelte scellerate di investitori stranieri che comprano le nostre eccellenze per specularci sopra, anche per colpa di politiche economiche e del lavoro fallimentari. Il paradosso assurdo di una multinazionale che ha beneficiato di 12 milioni di fondi pubblici, di cui quasi 1 milione a fondo perduto, utilizzati al solo fine di delocalizzare la produzione all’estero, non è bastato, ad oggi, a far riflettere la Giunta Maroni sulla necessità improcrastinabile di adottare misure cogenti che impongano alle imprese che mettono in atto queste strategie di restituire tutti i finanziamenti, le agevolazioni e i contributi in qualsiasi forma ricevuti da Regione Lombardia.

Considerando le peculiarità e i riflessi socio-economici che le crisi aziendali hanno avuto e continuano ad avere sul nostro territorio, a fronte dell’inerzia delle istituzioni, il M5S si è fatto promotore di un progetto di legge per introdurre nuove norme in materia di contrasto alle delocalizzazioni produttive, incentivi alle imprese e sostegno all’imprenditorialità, al fine di salvaguardare i livelli produttivi ed occupazionali, disciplinando le procedure e le condizioni per l’erogazione dei contributi e dei finanziamenti pubblici alle imprese presenti sul territorio regionale, per il superamento delle conseguenze causate dal fenomeno delle delocalizzazioni, attraverso strumenti volti a responsabilizzare le imprese (come la revoca dei finanziamenti e contributi pubblici percepiti) e ad incentivare forme di imprenditorialità e cooperazione collettiva con la partecipazione attiva dei lavoratori di aziende in crisi.

Non ci riteniamo soddisfatti dalle misure attivate a sostegno dell’imprenditoria. È necessario riattivare al più presto la “Linea intraprendo” (che risulta sospesa dal 13 gennaio 2017) e veicolare più risorse a sostegno di questa linea di finanziamento per supportare, in modo strutturale e continuativo, i professionisti, e le micro, piccole e medie imprese che operano sul nostro territorio. Il milione di euro a sostegno dell’iniziativa che il Movimento 5 Stelle ha restituito vuole essere da sprone anche per le altre forze politiche. Più volte il gruppo ha chiesto con atti formali alla Regione di aprire un fondo, svincolato da prossimità politiche, nel quale versare quel denaro che deve ritornare a disposizione dei lombardi, vincolato al sostegno – come da impegno con i cittadini – alle piccole e medie imprese. I partiti hanno fin qui impedito la costituzione del fondo accampando ragioni strumentali e privando così il tessuto produttivo lombardo di risorse importanti per far fronte alla crisi in un momento di stretta del credito da parte delle banche.

Anche sul fronte dell’internazionalizzazione delle imprese, le risorse stanziate per gli interventi regionali attivati a favore dell’internazionalizzazione sono ancora insufficienti e non consentono di garantire quel sostegno e quella continuità più volte richiesti dalle imprese che per la prima volta si affacciano sul mercato estero. Tra gli interventi che la Regione dovrebbe attivare per rilanciare l’internazionalizzazione e l’apertura internazionale del territorio lombardo, è necessario prevedere forme di sostegno alla partecipazione delle imprese a fiere internazionali e missioni economiche all’estero, rimodulare i servizi di consulenza e supporto all’internazionalizzazione, eliminare le attuali sovrapposizioni nei servizi offerti e, soprattutto, puntare di più sulle micro piccole imprese e su quelle che per la prima volta si affacciano sui mercati esteri, anche attraverso una corretta e più equa distribuzione delle risorse, affinché diventino i target privilegiati delle misure messe in campo.

Commercio: Altro che “agevolare i negozi di vicinato”! Dietro lo slogan “centri commerciali naturali”, si cela una politica che lascia ampio spazio al dilagare dei centri commerciali. E’ chiaro a tutti che le grandi strutture di vendita hanno contribuito allo spopolamento dei centri urbani, al crollo del commercio di vicinato e a un peggioramento dei carichi di lavoro e dei contratti per i dipendenti, per non parlare poi dell’aumento del traffico veicolare che generano sulle strade provinciali.

Il Movimento 5 Stelle ha sempre sostenuto delle proposte volte a riequilibrare il settore e orientarlo al commercio al dettaglio, allo stop al consumo di suolo, alla tutela dei prodotti a Km0 e al sostegno della piccola-media imprenditoria. Ma dal 2013 ad oggi dalla Giunta sono arrivate solo proposte di modifica dettate dalle pressioni delle grandi lobbies commerciali.

Per garantire azioni efficaci di contrasto alla falsificazione di marchi e prodotti, per tutelare e controllare la qualità della filiera non è necessario appesantire la macchina burocratica tramite la realizzazione di agenzie, osservatori ed enti vari, di cui già il sistema regionale abbonda e per i quali si rende semmai necessario avviare un percorso serio di riordino e razionalizzazione. Nonostante le promesse della Giunta Maroni, non esistono ad oggi misure che puntino sulla gestione trasparente e responsabile dei rapporti delle imprese commerciali con i propri fornitori e con tutti i soggetti che operano lungo i vari passaggi della filiera produttiva.

Nonostante l’impegno assunto dalla Giunta ad attivare tutti gli strumenti per ridefinire l’ambito di applicazione della direttiva 2006/123/CE, al fine di tutelare maggiormente gli operatori ambulanti e le micro imprese operanti nel settore, la maggioranza ha dimostrato di non avere alcuna visione strategica coerente sul sostegno e la promozione del piccolo commercio su area pubblica. Gli effetti della liberalizzazione prodotti dalla direttiva Bolkestein continueranno a ricadere negativamente solo a danno dei piccoli imprenditori. Per fare un esempio, da un lato legittimiamo la concessione a vita dello sfruttamento degli idrocarburi nel nostro mare e dall’altro mettiamo limiti per il rinnovo o il rilascio delle concessioni per l’esercizio del commercio al dettaglio sulle aree pubbliche. Abbiamo sempre sostenuto che la direttiva Bolkestein, recepita con superficialità assoluta dall’Italia, arriva da un’Europa che evidentemente non conosce il tessuto economico del nostro territorio. Le recenti modifiche alla legge regionale sul commercio n. 6 del 2010, che avrebbero dovuto aggiornare la disciplina del commercio su aree pubbliche al fine di assicurare l’applicazione uniforme delle norme in materia ed evitare interpretazioni incerte o divergenti da parte di Enti locali e operatori del settore, hanno invece prodotto l’effetto opposto, ponendo una serie di criticità sul versante della tutela delle piccole imprese, della chiarezza delle procedure e del rapporto con gli Enti locali, nonché tutta una serie di problematiche applicative a danno degli operatori del settore che non sono state ad oggi superate e che stanno creando numerose difficoltà di accesso ai bandi pubblici per le assegnazioni delle concessioni di posteggio.

Per realizzare un modello di sviluppo equilibrato e sostenibile della filiera produttiva, attento alla tutela dei consumatori finali e alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori che operano lungo i passaggi della catena distributiva, il M5S si è fatto promotore di un progetto di legge sulla trasparenza e responsabilità nella gestione delle catene di fornitura e delle reti distributive. Secondo la nostra visione, le politiche regionali dovranno necessariamente declinarsi in provvedimenti utili a garantire che l’esercizio delle attività produttive avvenga nel rispetto dei requisiti di equità, qualità, sostenibilità, trasparenza, responsabilità (come quelli già previsti per il commercio equo e solidale), favorire un maggiore accesso dei consumatori ai prodotti di filiera “corta” e promuovere l’adozione di sistemi di etichettatura e tracciabilità atti a garantire migliori condizioni di conoscibilità e trasparenza delle filiere. A questi obiettivi, si aggiunge il tema della prevenzione e del contrasto alle sempre più frequenti situazioni di lavoro sommerso e irregolare che si annidano all’interno della catena di fornitura e della rete distributiva, dietro cui spesso ci celano anche gravi forme di sfruttamento lavorativo. Ciò spiega la necessaria adozione di provvedimenti volti a salvaguardare i diritti dei lavoratori che operano lungo tutti i passaggi delle filiere produttive e delle reti distributive. A tal fine la Giunta regionale dovrà orientare i Comuni nell’esercizio delle proprie funzioni di controllo e accertamento sul corretto svolgimento delle attività commerciali in modo da assicurare che, in tutti i casi in cui venga riscontrata nell’esercizio di tali attività una correlazione a fenomeni di sfruttamento lavorativo, o a situazioni di lavoro sommerso e irregolare, ne venga vietato l’esercizio o la prosecuzione. La Giunta regionale dovrà operare in sinergia con le Prefetture e gli Ispettorati Territoriali del Lavoro per individuare e verificare le distorsioni della rete distributiva e garantire la trasparenza delle pratiche commerciali. Inoltre dovrà inserire nei bandi regionali previsioni e criteri di premialità che incentivino le imprese ad adottare, all’interno delle proprie organizzazioni, modelli di responsabilità sociale in grado di sviluppare strategie aziendali sostenibili e di assicurare una gestione trasparente e responsabile delle catene di fornitura e delle reti distributive, per contenere i possibili impatti sociali e ambientali della propria attività economica e correggere le distorsioni che si producono lungo i passaggi della filiera.

Finlombarda: Dal I gennaio 2013, l’operazione di fusione per incorporazione di Cestec S.p.A. in Finlombarda S.p.A. ha portato alla concentrazione di ulteriori funzioni in capo a Finlombarda, ma rimangono molte criticità sulla qualità dei servizi offerti alle imprese, agli enti locali e ai cittadini della nostra regione.

Il M5S Lombardia, con una serie di Interrogazioni, ha svelato i retroscena dell’attività Finlombarda, che, stando allo Statuto, dovrebbe “concorrere all’attuazione dei programmi regionali di sviluppo economico e sociale del territorio”. È emerso di recente che parte dei fondi gestiti da Finlombarda sono finiti anche per avvantaggiare banche nell’occhio del ciclone, perché in fortissima crisi e distanti dal tessuto imprenditoriale lombardo, come Monte dei Paschi di Siena, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Stiamo parlando di oltre 150 milioni di euro pubblici finiti in pancia alle banche con obbligazioni a Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Jp Morgan. E come se non bastasse, i soldi che devono essere usati da Finlombarda per sostenere le imprese lombarde attraverso bandi e progetti, finiscono soprattutto in bond, un investimento ad alto rischio. E’ una gestione spericolata, le obbligazioni sono azzardi al tavolo da gioco della finanza, e se, da una parte, è giusto far rendere la liquidità della Regione che si trova nella cassaforte Finlombarda, dall’altra investire in obbligazioni di banche venete (o in crisi) è un rischio troppo alto per dei soldi pubblici. I bond vanno venduti tutti il prima possibile, visto lo spettro bail-in alle porte su quelle centinaia di milioni di soldi dei lombardi. Tra quei soldi c’è anche il milione di euro del taglio dello stipendio dei consiglieri regionali del M5S Lombardia, che deve andare a sostenere il nostro tessuto imprenditoriale, con bandi semplici e fruibili per le Piccole e Medie Imprese.

Opposizione
Enrico Brambilla
Presidente Gruppo Partito Democratico Lombardia
Enrico Brambilla nasce il 25 dicembre 1954 a Vimercate e si laurea in lettere moderne all'Università Statale di Milano. Si diploma anche in ragioneria, iscrivendosi poi all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Monza e della Brianza ed al Registro dei Revisori legali. Dal 1997 al 2006 è sindaco di Vimercate alla guida di una giunta composta da DS, Margherita e Lista Civica per Vimercate. Dal 2008 al 2010 ricopre la carica a di primo segretario provinciale del Partito Democratico. Viene poi nominato per due volte consecutive Consigliere Regionale per il PD nella circoscrizione elettorale di Monza e della Brianza. Fa parte della Direzione Regionale Lombarda del Partito Democratico.
Nina Celli, 02/08/2016

Promessa: Pensiamo all’introduzione di Bonus fiscali per i primi cinque anni alle imprese avviate dai giovani under 35 e/o lavoratori in cassa integrazione e/o mobilità che vogliono mettersi in proprio.
Commento: non è stata mantenuta la promessa.

Opposizione
Gianmarco Corbetta
Consigliere Gruppo M5s Lombardia
Gianmarco Corbetta nasce nel 1972 a Bovisio Masciago, in provincia di Monza e Brianza, dove tutt'ora vive. Laureato in Scienze Politiche ha lavorato fino al 2013 presso una società di consulenza di Milano nel settore delle risorse umane. Nel 2007 diventa membro del Meetup Amici di Beppe Grillo e dal 2008 è attivista. Si iscrive al Movimento 5 Stelle fin dalla sua nascita, il 4 ottobre 2009.
Nina Celli, 27/09/2016

Promessa: Pensiamo all’introduzione di Bonus fiscali per i primi cinque anni alle imprese avviate dai giovani under 35 e/o lavoratori in cassa integrazione e/o mobilità che vogliono mettersi in proprio.
Commento: A giugno 2016 Maroni dichiarava “Quella di istituire una ‘no tax area’ nel sito che ha ospitato Expo è una proposta che avevamo avanzato già noi circa un anno e mezzo fa”. Ad oggi non esiste nessuna “no tax area” in Lombardia. Evidentemente Maroni dovrebbe rivolgere a se stesso l’invito a passare dalle parole ai fatti.

Redazione
Redazione PCH
Redazione
Redazione, 10/02/2017

La redazione Promise Checking ha esteso l’invito a intervenire a tutti i gruppi presenti in Consiglio regionale.
Dei gruppi consiliari attualmente non presenti in piattaforma, ha accolto l’invito ma non ha ancora inviato il contributo il gruppo Lega Lombarda – Lega Nord – Padania (presidente Massimiliano Romeo).

Non hanno ancora dato riscontro circa la volontà d’intervenire i seguenti gruppi consiliari: Con Ambrosoli presidente – Patto Civico (presidente Roberto Bruni); Forza Italia (presidente Claudio Pedrazzini); Gruppo Misto (presidente Maria Teresa Baldini); Lombardia Popolare (presidente Angelo Capelli); Maroni presidente (presidente Stefano Bruno Galli).

Hanno declinato l’invito a intervenire i gruppi Fratelli d’Italia (presidente Riccardo De Corato) e Partito dei Pensionati (presidente Elisabetta Fatuzzo).