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Iniziato il 19 gennaio 2017 l’esame dell’iniziativa consiliare n. 205 – che ha come primo firmatario Gino De Paolis (SI-Sel) – e della n. 213 – proposta dal M5S – sulla reintroduzione della coltivazione della canapa (cannabis sativa).
Dall’unificazione delle due iniziative è risultato un testo per promuovere progetti volti a creare filiere produttive che vadano dalla coltivazione fino alla lavorazione e trasformazione della canapa a km 0, con l’utilizzo di bandi dei fondi europei.
Secondo il presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale del Lazio, Daniele Fichera (PSI), la canapa costituisce una risorsa nella “bioedilizia, nel tessile, nei cordami, nei pannelli fonoassorbenti delle auto, nei prodotti chimico industriali come vernici o saponi e parafarmaceutici”, oltre che – come sostiene De Paolis – “per bonificare i terreni inquinati”. L’uso ricreativo della canapa – afferma ancora il presidente Fichera – “non è in alcuno modo oggetto della proposta di legge”.
Molte, tuttavia, le perplessità di diversi gruppi consiliari, legate principalmente alla necessità di garantire controlli, viste le proprietà stupefacenti della pianta (Giancarlo Righini e Fabrizio Santori, FdI); all’inutilità di tale legge, vista la sua non urgenza (Olimpia Tarzia, Lista Storace); fino a definirla una sorta di “cavallo di Troia”, per giungere alla legalizzazione della cannabis (Daniele Sabatini, Cuoritaliani).
Dei 270 emendamenti già proposti sulla legge, circa 194 sono a firma di Santori e Righini, del gruppo Fratelli d’Italia.