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PESCARA – Giacomo Giannarelli, consigliere del Movimento 5 Stelle Toscana, ha rilasciato un’articolata intervista alla redazione Promise Checking, in merito alle politiche regionali del presidente Enrico Rossi. Le maggiori criticità per il consigliere stellato si riscontrano nel campo del lavoro e in quello della sostenibilità ambientale.

“Il Programma di Sviluppo Regionale è stato approvato il 15 marzo 2017, a quasi due anni dalle elezioni – spiega Giannarelli – Questo significa che per un anno e mezzo la Regione a guida Rossi ha avuto una gestione amministrativa ordinaria, cioè ha mandato avanti quanto già avviato tra progetti legati ai fondi europei e iniziative già decise in passato”.

I 25 nuovi poli tecnico-professionali promessi dalla giunta erano già stati attivati nel 2014, quindi, per il consigliere, probabilmente si è cercato di creare volontariamente confusione tra i cittadini, in quanto di nuovi poli non se ne sono visti. Stesso discorso vale anche per il fantomatico “Start-up system toscano” del quale non c’è alcuna traccia nel PSR.

Le critiche sul lavoro non si fermano qui, per Giannarelli infatti “i 60 milioni per inserire le persone nel mondo del lavoro erano da Fondi Europei già stanziati, che il governo regionale continua a spendere con corsi non calibrati sulle necessità del mercato ma, verrebbe da dire, sui bisogni delle agenzie formative amiche; mentre per quanto concerne i 961 milioni del programma di sviluppo rurale è bene chiarire che nel PRS se ne indicano 86,5 milioni (in 5 anni) quale contributo regionale”.

Anche nel settore della sostenibilità ambientale Giannarelli, dati alla mano, analizza lo stato di avanzamento delle promesse fatte da Enrico Rossi nella campagna elettorale del 2015, portando alla luce molte inadempienze. Nella gestione dei rifiuti, ad esempio, si prometteva il raggiungimento del 70% di raccolta differenziata, ma “ad oggi è del 46%, e la Toscana al tredicesimo posto in Italia per differenziata”.

“Gli inceneritori erano nove, e nove son rimasti – continua Giannarelli – mentre con la nostra proposta sull’economia circolare al 2020 ne basterebbe 1 e in dieci anni non sarebbero più necessari”. Numeri ancora lontani dagli obiettivi prefissati anche per la quota del recupero energetico, ferma al 13%, e nella riduzione del numero delle discariche: “le discariche sono ancora 11 – chiude il consigliere – e ricevono circa il 36% dei rifiuti”.